Giorno III

Novena prima della beatificazione dei Servi di Dio:
p. Michele Tomaszek,
p. Zibi Strzałkowski
e don Alessandro Dordi

Giorno III – Preghiera contemplativa, cuore della missione

Nel nome del Padre …

Atto di dolore

Preghiera

Signore, tu hai donato la grazia del sacerdozio ai tuoi figli:
Michele, Zibi e Sandro
e li hai inviati come messaggeri della Buona Novella in Perù.
Ti rendiamo grazie, perché hai donato loro la palma del martirio
e ti chiediamo anche di includerli
nella schiera dei santi della Chiesa.
Per il loro sangue versato per te,
donaci la perseveranza nella fede,
fa’ di noi i testimoni della speranza,
preserva la nostra vita
e concedi alla nostra Patria il dono della pace.
Accogli le vittime innocenti della violenza nel tuo regno
e dona loro il premio eterno.
Amen.

Dalla Prima Lettera di San Paolo ai Tessalonicesi (1 Ts 5, 16-25)

Siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male. Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è colui che vi chiama: egli farà tutto questo! Fratelli, pregate anche per noi.
Parola di Dio.

Salmo 131,1.2-3

Custodisci la mia anima nella tua pace, o Signore.
Signore, non si esalta il mio cuore
né i miei occhi guardano in alto;
non vado cercando cose grandi
né meraviglie più alte di me.
Custodisci la mia anima nella tua pace, o Signore.
Io invece resto quieto e sereno,
come un bimbo svezzato in braccio a sua madre,
come un bimbo svezzato è in me l'anima mia.
Israele attenda il Signore, da ora e per sempre.
Custodisci la mia anima nella tua pace, o Signore.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10, 38-42)

Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t'importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c'è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».
Parola del Signore.

Riflessione

La preghiera contemplativa come cuore della missione

L’annuncio del Vangelo nei primi francescani era parte integrante della loro vita. Esso aveva una triplice dimensione, riguardante la preghiera, l’annuncio e l’esempio. Vale la pena sottolineare che dare il buon esempio era privilegiato nei confronti dell’annuncio della Parola. L’uno e l’altro invece si basavano sul fondamento della profonda preghiera. In tale questione assumeva assoluta importanza la preghiera comunitaria dei frati che lodavano Dio, mentre gli altri non lo facevano. Del resto, qualunque attività, non solo questa legata con l’annuncio, richiedeva un cuore immerso nella preghiera. Un buon esempio per illustrare questo atteggiamento potrebbe essere costituito dal consiglio di mantenere il silenzio fino alla terza, cioè fino alla preghiera dei salmi di metà mattina, non solo per i frati che conducevano la loro vita negli eremi, ma anche per quelli inviati ad annunciare la parola di Dio1. Per quanto riguarda la preghiera, vale la pena menzionare che nell’adempimento di questo compito san Francesco non aveva omesso i frati ai quali non era stato concesso andare dai pagani. Egli stesso era molto convinto che “attraverso la contemplazione e le opere buone gli altri, anche i più umili religiosi, possono condividere i meriti di ogni effettivo apostolato portato avanti dai frati destinati all’annuncio e alla conversione degli infedeli”2.

Il fatto di essere missionario sull’esempio di Cristo, presume soprattutto uno stretto contatto con Dio, in modo particolare attraverso la preghiera. È indispensabile affinché il missionario, prima di andare incontro alla gente, incontri Lui, per riempirsi della sua grazia, con la quale il Padre converte e attira a sé, per “affidare nella preghiera il suo lavoro pastorale”3 perché, dietro il suggerimento del Concilio Vaticano II, riempiendo il suo cuore di viva fede e di incrollabile speranza, diventi “uomo di preghiera” (Ad Gentes 25).

È indubbio che “le missioni sono la questione della fede, la necessità che deriva dalla fede, l’obbligo. La bocca parla dall’abbondanza del cuore La lampada che arde porta la luce. Il fuoco ardente infiamma. La fede è la vita e la vita dovrebbe generare la vita”4. Perché la trasmissione di questa vita divina sia efficace, la preghiera e l’azione dovrebbero intrecciarsi a vicenda nella spiritualità del missionario, fondendo il ministero esterno con la vita interiore, rendendolo contemplativo nell’agire5. I problemi che egli incontra dovrebbero essere affrontati nella preghiera, perché “il missionario, se non è un contemplativo, non può annunziare Cristo in modo credibile. Egli è un testimone dell'esperienza di Dio e deve poter dire come gli apostoli: «Ciò che noi abbiamo contemplato, ossia il Verbo della vita..., noi lo annunziamo a voi». (1 Gv 1,1)” (Redemptoris Missio 91).

Il Santo Padre Francesco, nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, ha scritto che “Gesù vuole evangelizzatori che annuncino la Buona Notizia non solo con le parole, ma soprattutto con una vita trasfigurata dalla presenza di Dio” (Evangelii Gaudium 259), perché dedicando il tempo all’adorazione e alla meditazione della Parola di Dio respirino con i polmoni della preghiera (vedi EG 262), e attraverso questa non spengano lo spirito della santa orazione e devozione al quale devono servire tutte le altre cose temporali (Regola bollata 5), per incrementare il quale insisteva così tanto san Francesco, anche nei momenti di lavoro. Si può dire che il santo di Assisi avesse diritto a questo, non solamente perché era il fondatore dell’Ordine, ma soprattutto perché egli stesso si univa spesso con il Signore nella preghiera. Tommaso da Celano scrisse che proprio durante la preghiera egli “supplicava il Padre, parlava all'Amico, scherzava amabilmente con lo Sposo” (2 Cel 95).

Anche i nostri frati, martiri francescani, si distinguevano per la vita di preghiera. P. Jaroslao Wysoczanski nella Lettera ad un certo provinciale scritta tre mesi prima del martirio, quando racconta dell’organizzazione della casa, menziona al primo posto la cappella:

“In un clima di domande, di reciproco assestamento, abbiamo iniziato a costruire la nostra comunità nel silenzio che ci accompagnava nella creazione della nostra casa, così diverso da quel silenzio descritto da Jan Gora nel libro La mia casa. Abbiamo iniziato quasi da zero, le mura della nostra casa non dicevano niente della nostra storia francescana, come quelle che parlavano al giovane domenicano della sua vecchia, lunga storia. È un bel periodo nella vita dei giovani missionari, quando si inizia «la sistemazione». Abbiamo iniziato dal fissare dove doveva essere la cappella, le celle dei frati, il refettorio, la sala di ricreazione, la cucina e la dispensa”.6

La stanza per la cappella è stata scelta in un posto centrale per facilitarne l'accesso, in modo che durante i numerosi impegni la sua comoda collocazione invitasse ad entrarvi per un attimo. L'ispirazione per la sua sistemazione era la cappella di Charles di Foucauld, che ha trascorso molti anni nel deserto. La semplicità della cappella doveva invitare a fare silenzio e nello stesso tempo rendeva sensibile all'incontro con se stesso e con Dio. Questo luogo era riempito di un leggero profumo della nafta che alimentava la lampada del Santissimo. Di mattina spesso ci si poteva accorgere della diminuita quantità di nafta che indicava le lunghe preghiere di qualcuno davanti al Signore. La preghiera infatti forniva questa forza per percorrere i sentieri missionari di Pariacoto e per rispondere in maniera generosa al grido dei poveri, al loro desiderio di Dio e di pane. Non esiste altra spiegazione di questa, che proprio la contemplazione ha aiutato i confratelli così diversi a crescere nella comune vocazione missionaria.7

A Pariacoto i frati hanno sperimentato nuovamente la passione e l'amore per l'adorazione del Santissimo Sacramento e ciò é avvenuto grazie alle sorelle dalla Congregazione delle Ancelle del Sacratissimo Cuore di Gesù.  Spesso pregavano insieme con loro, insieme preparavano anche la liturgia e hanno dato il contributo alla fondazione del gruppo delle “adoratrici”, delle signore che si incontravano ogni giovedì per l'adorazione. Quest’operato rendeva manifesta la spiritualità francescana, perché lo stesso san Francesco insegnava ai suoi frati il grande amore a Gesù Eucaristia. Ne è la conferma che fino al momento presente in tutti gli angoli della terra, dovunque si trovino i francescani, la preghiera comunitaria rivolta a Gesù nascosto nel tabernacolo inizia dalle parole: “Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo, [qui] e in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo” (Test 5).

Come per i nostri confratelli, anche per don Sandro la vita spirituale riempita dall’adorazione del Santissimo Sacramento costituiva uno dei metodi missionari più belli. Don Thomas lo ricorda come un uomo che trascorreva il tempo in adorazione prima dell’Eucaristia e anche dopo e il modo in cui egli celebrava la Santa Messa ispirava i suoi parrocchiani a diventare zelanti adoratori del Santissimo Sacramento. Anche la Madre Augusta Carrara ricorda che quando egli insegnava la preghiera, invitava perché essa illuminasse ogni giorno la vita dei suoi fedeli e perché penetrasse tutto quello che facevano8.

Nella comunità di Pariacoto la missione e la contemplazione si intrecciavano a vicenda e un sano zelo di lavoro veniva moderato dalla disposizione dei superiori, perché la quantità di ore dedicate al lavoro sociale fosse equiparata al tempo dedicato alla preghiera. In questo modo era mantenuta la proporzione tra l’azione e la contemplazione. Anche le questioni prosaiche che venivano affrontate con i leader locali, i catechisti o le suore, erano precedute dall’invocazione al Signore Dio, in modo che la preghiera diventasse sempre di più la fonte che fecondava questa terra di missione e perché costituisse non solamente un modo di fare missione, ma il suo stesso cuore, soprattutto nella dimensione contemplativa.

Se non fosse stato così, suor Marlene, testimone della loro vita missionaria, non avrebbe scritto nei suoi ricordi che Michele, oltre ad essere buono e mansueto, era anche un contemplativo, e che Zibi, oltre ad essere coinvolto nell’aiuto al prossimo, era soprattutto preso nel possesso da Dio.9 La sua testimonianza può essere spiegata non da altro, se non dal tempo che i missionari trascorrevano davanti a Gesù Eucaristia, dalla contemplazione di Dio Padre nella bellezza del creato e dall’immersione orante nella Spirito Santo.

Preghiera dei fedeli…

Padre nostro…

Preghiera

O santissimo Padre nostro,
si faccia luminosa in noi la conoscenza di te,
affinché possiamo conoscere l'ampiezza dei tuoi benefici,
l'estensione delle tue promesse, la sublimità della tua maestà,
e la profondità dei tuoi giudizi, affinché ti amiamo con tutto
il cuore sempre pensando a te;
con tutta l'anima, sempre desiderando te;
con tutta la mente, orientando a te tutte le nostre intenzioni, e in
ogni cosa cercando la tua gloria
e con tutte le nostre forze,
spendendo tutte le energie
e facoltà dell'anima e del corpo a servizio del tuo amore
e non per altro
Amen.

Benedizione


1 Vedi M. Hubaut, Francisco y sus hermanos, un nuevo rostro de la misión, SelFr 34 (1983), p. 14.

2  Vedi W. Di Fonzo, J. Odoardi, A. Pompei, Bracia Mniejsi Konwentualni Historia i Życie (1209 - 1976), Niepokalanów 1988, p. 39; vedi 1 Cel 164.

3  K. Müller, Misjonarze (DM 23-27), in: W. Kowalak e altri (red.), Misje po Soborze Watykańskim II, Płock 1981, pp. 194-195.

4  K. Müller, Posłannictwo misjonarza dzisiaj, CT 45 (1975), fasc. I, p. 146.

5  Vedi J. Esquerda Bifet, Teología de la evangelización. Curso de misionología, Madrid 1995, pp. 391. 395.

6  J. Wysoczański, [corrispondenza privata].

7  Vedi J. Wysoczański, Carta a los mártires, Roma 2015, [archivio dell’autore].

8  Vedi A. Tagliaferpi, En el camino de la esperanza, [mps; b.m.r.w.].

9  Vedi M. Trelles, Testimonio sobre la Memoria del Martirio de fr. Miguel Tomaszek y de fr. Zbigniew Strzałkowski 1991-2015, [mps., p. 3].

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