Giorno II

Novena prima della beatificazione dei Servi di Dio:
p. Michele Tomaszek,
p. Zibi Strzalkowski
e don Alessandro Dordi

Giorno II - La povertà forza nell’evangelizzazione e nella costruzione della comunità

Nel nome del Padre …

Atto di dolore

Preghiera

Signore, tu hai donato la grazia del sacerdozio ai tuoi figli:
Michele, Zibi e Sandro
e li hai inviati come messaggeri della Buona Novella in Perù.
Ti rendiamo grazie, perché hai donato loro la palma del martirio
e ti chiediamo anche di includerli
nella schiera dei santi della Chiesa.
Per il loro sangue versato per te,
donaci la perseveranza nella fede,
fa’ di noi i testimoni della speranza,
preserva la nostra vita
e concedi alla nostra Patria il dono della pace.
Accogli le vittime innocenti della violenza nel tuo regno
e dona loro il premio eterno.
Amen.

Dagli Atti degli Apostoli (At 4, 32-35)

La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un'anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune. Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande favore. Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno.
Parola di Dio.

Salmo 34 (33), 2-3. 4-5. 6-7. 9. 11

Gustate e vedete quanto è buono il Signore
Benedirò il Signore in ogni tempo, *
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore: *
i poveri ascoltino e si rallegrino.
Gustate e vedete quanto è buono il Signore
Magnificate con me il Signore, *
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto *
e da ogni mia paura mi ha liberato.
Gustate e vedete quanto è buono il Signore
Guardate a lui e sarete raggianti, *
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta, *
lo salva da tutte le sue angosce.
Gustate e vedete quanto è buono il Signore
Gustate e vedete com'è buono il Signore; *
beato l'uomo che in lui si rifugia.
I leoni sono miseri e affamati, *
ma a chi cerca il Signore non manca alcun bene.
Gustate e vedete quanto è buono il Signore

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 6, 25-34)

Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: «Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?». Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena.
Parola del Signore.

Riflessione

La povertà forza nell’evangelizzazione e nella costruzione della comunità

La costituzione dogmatica della Chiesa fa notare che alla partecipazione alla gloria di Dio si arriva, tra l’altro, attraverso la sequela del Cristo povero (CCC 41). Gesù stesso chiama i poveri beati (Mt 5, 3) e soprattutto annuncia a loro la Buona Novella (Lc 4, 18; Mt 11, 5; Lc 7, 22). Facendo così, egli conferma soprattutto che «il linguaggio del Vangelo» è il «linguaggio delle beatitudini» (TMA 20). Dio benedice coloro che soccorrono i poveri e disapprova coloro che se ne disinteressano: «Da’ a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle» (Mt 5,42) (CCC 2443). I poveri diventano allora il segno che la tradizione della Chiesa osa chiamare il sacramento di Cristo1.

Che l’amore dei poveri sia una tradizione costante della Chiesa (CA 57), è testimoniato tra gli altri da san Francesco d’Assisi. Il primo sintomo della vita missionaria era la vita evangelica, più eloquente attraverso la testimonianza che attraverso la parola. Egli ha visto i segni di una tale vita anche nella povertà, che indica beni molto più preziosi di quelli materiali. Grazie a questo atteggiamento, egli intendeva infondere nei fratelli lo Spirito di magnanimità, affinché il ministero dell’annuncio del Regno fosse la risposta all’amore e alla salvezza donata gratuitamente e affinché fosse compiuta tramite il “potenziale dell’amore povero e umile”2. La presa di posizione di Francesco in favore dei piccoli, smarriti, poveri, è diventata un modo di vivere e ha fatto sì che i fratelli non solo si sono aperti alla gente del «margine sociale» d’allora, ma desideravano vivere in mezzo ad essa 3. Questo è stato formulato nella Regola non bollata: “E devono essere lieti quando vivono tra persone di poco conto e disprezzate, tra poveri e deboli, tra infermi e lebbrosi e tra i mendicanti lungo la strada” (1 Reg 9, 2) 4.

Nella questione descritta è molto attuale l’insegnamento di Giovanni Paolo II che sottolinea come “la Chiesa in tutto il mondo desidera essere la Chiesa dei poveri” (RMs 60). Lo stesso papa, citando il documento della III Conferenza Plenaria degli Episcopati dell’America Latina a Puebla nota, che “i primi destinatari della missione sono i poveri, e la loro evangelizzazione è il segno nel pieno significato di questa parola e la conferma della missione di Gesù” (RMs 60). Il menzionato Santo Padre augurava proprio ai poveri, durante il suo pellegrinaggio nel 1985 in Perù, in uno dei quartieri di Lima – Villa el Salvador – di avere sempre la fame di Dio, perché non mancasse mai il pane quotidiano 5.

I nostri missionari - Zibi, Michele e Sandro, si rendevano conto che, come gli altri missionari, sarebbero stati messi davanti alla sfida della vita povera? Nelle decisioni dei loro superiori riguardanti il luogo della fondazione o della continuazione della missione, possiamo sentire la voce della II Conferenza dei vescovi latinoamericani di Medellín (Colombia - 1968), che consigliava alle comunità religiose di aprire le loro case nei settori abitati dai poveri, per essere aperti a dare loro il sostegno. In altre parole: i pastori della Chiesa dell’America Latina invitavano a offrire la testimonianza di Cristo povero nelle comunità inserite negli ambienti della gente povera (Medellín 14, 16) 6.

Infatti, i preferiti di don Sandro che lavorava a Santa, erano proprio le persone povere, per i quali normalmente non c’è tempo e ai quali egli si avvicinava con umiltà, essendo lui stesso povero, con lo spirito di coinvolgimento nella causa di coloro che soffrono. Il suo cuore non solo batteva più forte vedendo le famiglie che vivevano in estrema povertà, ma lo spronava a testimoniare l’amore a coloro che non hanno nessuno per appoggiarsi. Dopo la sua morte sia a lui che anche ai nostri padri francescani, il Ministero degli Esteri del Perù ha assegnato il supremo riconoscimento statale, la medaglia Sol del Perú (il Sole di Perù) per apprezzare il coinvolgimento dei missionari a favore dei poveri di questo paese e per ringraziare per il miglior dono che la Polonia e l’Italia avevano potuto condividere, cioè il dono dei missionari 7.

Il nostro Ordine ha condiviso i missionari su richiesta dell’ordinario del luogo, mons. Luis Bambaren, che preso dalla mancanza dei sacerdoti nella sua diocesi, ha scritto la lettera al Padre Generale Lanfranco Serrini, chiedendo di aprire la comunità nel lontano Pariacoto. Suor Marlene dalla congregazione delle Serve del Sacratissimo Cuore di Gesù ha scritto così nella sua testimonianza sul loro arrivo:

Prima sono arrivati Zibi e Jaroslao (Jarek), e qualche mese dopo è giunto Michele. Tre giovani sacerdoti polacchi che sono arrivati nelle missioni in un mondo sconosciuto, così lontano da quello che conoscevano. Subito dall’inizio abbiamo intrapreso insieme parecchie opere per promuovere il progresso sia spirituale che pastorale, Ricordo come loro desideravano essere aiutati, come desideravano imparare per pianificare i loro impegni personali e pastorali, come dal profondo del cuore desideravano conoscere le usanze dei Peruviani e degli abitanti di Pariacoto, come volevano integrarsi con tutti, essere presenti negli incontri dei gruppi che finora erano stati solamente sotto la nostra cura, delle suore, perché non c’era un sacerdote fisso. Il loro atteggiamento dice molto sul loro desiderio di inculturarsi, di incarnarsi in questa missione per la quale sono stati inviati, coinvolgendo tutta la loro vita con tutta l’anima e con tutto il cuore. L’hanno intrapresa in modo veramente francescano, in collaborazione con le suore, creando il consiglio parocchiale, organizzando corsi per i contadini, guidando le catechesi familiari, dei club per le madri, gruppi giovanili, il coro... Posso testimoniare che attraverso la loro vicinanza e cordialità nei confronti di tutti hanno conquistato i cuori degli abitanti di Pariacoto come quelli dei villaggi circostanti. Con il loro atteggiamento li aiutavano nella dimensione materiale e spirituale, facendo conoscere la Buona Novella su Gesù... Per loro dunque tutto quello che era umano andava al pari passo con quello spirituale 9.

Portare aiuto ai poveri non era per loro un peso oppure l’ostacolo nel ministero sacerdotale, ma era immenso in loro come espressione dell’opzione per i poveri10, che derivava dall’opzione per il Signore Dio. La stessa povertà li aiutava nell’apertura a Dio e al prossimo (vedi Puebla 1158). Hanno dimorato tra gli abitanti della missione come frati minori e hanno offerto la gioventù e la passione che derivava dalla loro fede. Non potevano portare con loro grandi risorse materiali, perché in Polonia in quel periodo c’era una grande crisi. Per qualche mese ricevevano grande aiuto da parte delle suore, come anche da mons. Bambaren. La situazione in cui si sono trovati li ha costretti a bussare a molte porte, chiedendo aiuto. La loro povertà, la povertà dei fedeli tra i quali abitavano, era come la realtà della Chiesa delle porte aperte (vedi EG 46), era come aprire i cuori in tutto il territorio della missione, tra di loro, ma anche delle organizzazioni che aiutavano il progresso sociale su vari livelli. Bussare a varie porte chiedendo aiuto ha contribuito alla vita secondo lo spirito di solidarietà e alla costruzione della comunità, alla nascita di tali legami interpersonali che sono diventati terreno fertile, terra capace di accogliere la Parola di Dio.

In simile tono si è espresso anche l’ambasciatore della Polonia in Perù nella lettera di novembre 1991, quando egli affermava che i missionari polacchi oltre all’attività pastorale, hanno contribuito al miglioramento delle condizioni sociali e del benessere generale della popolazione locale, conquistando la sua stima e la simpatia. Questo ha causato però lo sdegno dei gruppi antigovernativi che si reputavano unici difensori degli interessi delle popolazioni più povere della società 11.

Quelli però che hanno preso posizione concreta e tangibile a favore dei poveri erano i missionari e non i terroristi. Il loro stile di vita sobrio e nello stesso tempo semplice ha facilitato i contatti con la popolazione e la loro povertà è diventata «il ponte» sul quale incontrarsi per esprimere diversi bisogni. I terroristi di Sendero Luminoso volevano bruciare questo ponte simbolico e reale, sul quale stavano fuggendo il 9 agosto 1991. Li disturbava la semplicità, la povertà, il francescano e perciò fraterno stile di vita e di missione 12.

Zibi, Michele e Sandro sono morti come fratelli. Li ha riuniti la stessa causa, la causa di vita e di morte dei poveri ai quali appartenevano. Anche se durante la vita non avevano molto, arricchivano molti. E anche se sulla terra non hanno più niente, tranne i resti mortali e la nostra memoria, oggi possiedono già tutto13, possiedono Dio che “per noi si è fatto povero, perché noi diventassimo ricchi per mezzo della sua povertà” (2 Cor 8,9).

Preghiera dei fedeli …

Padre Nostro…

Preghiera

Onnipotente, santissimo, altissimo e sommo Iddio, che sei il sommo bene, tutto il bene, ogni bene, che solo sei buono, fa che noi ti rendiamo ogni lode, ogni gloria, ogni grazia, ogni onore, ogni benedizione, e tutti i beni. Fiat. Fiat.
Amen.

Benedizione


1 Omelia del Santo Padre Paolo VI, 23 agosto 1968, http://w2.vatican.va/content/paul-vi/es/homilies/1968/documents/hf_p-vi_hom_19680823.html

2 M. Hubaut, Francisco y sus hermanos, un nuevo rostro de la misión, SelFr 34 (1983), pp. 11-13.

3 J. Garrido, La forma de vida franciscana, ayer y hoy, Oñate (Guipúzcoa) 1993, pp. 111-112.

4 K. Esser, Temas espirituales, Oñate (Guipúzcoa) 1980, s. 199; Cytat z 1 Reg: Pisma świętego Franciszka i świętej Klary, Warszawa 1992, p. 40.

5 Hambre de Dios. Hambre de Pan. I Congreso Teológico Internacional, Chimbote 1987, p. 278.

6 A. Lorscheider, Documento XVI: La pobreza de la Iglesia, w: Medellín. Reflexiones en el CELAM, Madrid 1977, pp. 184-185.

7 A. Tagliaferpi, En el camino de la esperanza.

8 J. Lisowski – D. R. Mazurek (ed.), 25 Aniversario de la Presencia Franciscana Conventual en el Perú de la Provincia de «San Antonio y Beato Jacobo de Strepa» de Cracovia-Polonia, Delegación Provincial del Perú de los Hermanos Menores Conventuales (Franciscanos), Lima 2013, pp 2-3.

9 M. Trelles, Esclava del Sagrado Corazón de Jesús, Annotazioni personali.

10 Z. Gogola, La vida que nace del martirio. Los misioneros franciscanos conventuales en Perú, Palencia 2005, p. 112.

11 W. Bar, Sobre el proceso de beatificación de los mártires de Pariacoto Historia, estado actual, proyección, Decires 5 (2012), p. 269.

12 J. Wysoczański, Testimonio sobre la vida y martirio de los hermanos Miguel Tomaszek
 y Zbigniew Strzałkowski, frailes franciscanos menores conventuales, Decires 4 (2011), pp.
84-87.

13 Vedi Lettera al Diogneto.

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