Giorno I

Novena prima della beatificazione dei Servi di Dio:
p. Michele Tomaszek,
p. Zibi Strzalkowski
e don Alessandro Dordi

Giorno I – Messaggeri della Buona Novella e della Pace

Nel nome del Padre…

Atto di dolore

Preghiera

Signore, tu hai donato la grazia del sacerdozio ai tuoi figli:
Michele, Zibi e Sandro
e li hai inviati come messaggeri della Buona Novella in Perù.
Ti rendiamo grazie, perché hai donato loro la palma del martirio
e ti chiediamo anche di includerli
nella schiera dei santi della Chiesa.
Per il loro sangue versato per te,
donaci la perseveranza nella fede,
fa’ di noi i testimoni della speranza,
preserva la nostra vita
e concedi alla nostra Patria il dono della pace.
Accogli le vittime innocenti della violenza nel tuo regno
e dona loro il premio eterno.
Amen.

Dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (Rm 10, 14-18)

Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? Come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci? E come lo annunceranno, se non sono stati inviati? Come sta scritto: Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annuncio di bene! Ma non tutti hanno obbedito al Vangelo. Lo dice Isaia: Signore, chi ha creduto dopo averci ascoltato? Dunque, la fede viene dall'ascolto e l'ascolto riguarda la parola di Cristo. Ora io dico: forse non hanno udito? Tutt'altro: per tutta la terra è corsa la loro voce, e fino agli estremi confini del mondo le loro parole.
Parola di Dio.

Psalm 122 (121), 1-2. 4-5. 6-7. 8-9

Andiamo con gioia incontro al Signore.
Quale gioia, quando mi dissero: *
« Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi *
alle tue porte, Gerusalemme.
Andiamo con gioia incontro al Signore.
È là che salgono le tribù, *
secondo la legge d'Israele per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio, *
i troni della casa di Davide.
Andiamo con gioia incontro al Signore.
Chiedete pace per Gerusalemme, *
vivano sicuri quelli che ti amano.
sia pace nelle tue mura, *
sicurezza nei tuoi palazzi.
Andiamo con gioia incontro al Signore.
Per i miei fratelli e i miei amici *
io dirò: «Su te sia pace!».
Per la casa del Signore nostro Dio, *
chiederò per te il bene.
Andiamo con gioia incontro al Signore.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5, 1-12)

Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.
Parola del Signore.

Riflessione

L’annuncio della pace

Il vero discepolo di Gesù è obbligato a trattare sul serio le parole: “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5, 9). Senza dubbio si può affermare anche che il richiamo di san Francesco alla pace non ha perso la sua attualità. I tempi in cui egli ha vissuto erano pieni di contese, liti e, in conseguenza, di guerre. Il frate minore, Francesco, nel suo annuncio non ha eluso questa questione e, attingendo l’ispirazione dai testi evangelici, annunciava la pace. In particolare gli sono diventate care le parole del saluto: “Pace a questa casa” (Lc 10, 5; 2 Re 3, 14) e “Il Signore ti dia pace” (Num 6, 24-26; T 6)1.

Alla base della percezione del Serafico Padre come “Angelo della pace” – così lo chiamò san Bonaventura – si trova la sua stessa vita permeata del contenuto della Buona Novella. Egli stesso, quando ha sperimentato la riconciliazione, desiderava che anche gli altri incontrassero il Dio della pace. Le parole di San Francesco incluse nel suo Testamento, in modo chiaro ci attestano che egli ha ricevuto quest’ordine da Cristo: “Il Signore mi ha rivelato, perché io adoperassi questo saluto: Il Signore ti dia pace” (T23) e in effetti questo consiglio, legato fortemente con il ministero missionario, era realizzato in ogni omelia. “Egli annunciava sempre questa pace agli uomini e alle donne, a tutti coloro che incontrava o che venivano da lui. In questo modo con l’aiuto della grazia del Signore ha portato gli avversari alla pace e alla salvezza, arrivando fino a questo punto che loro stessi diventavano figli della pace e desideravano la salvezza eterna.” (1 Cel 23)2.

L’esempio di san Francesco ha ispirato i frati perché diventassero “messaggeri del Vangelo e della pace” e, pronunciate da loro, le parole “Pace e bene” erano come “il biglietto da visita dell’evangelizzazione francescana”3.

L’approccio francescano con la tematica presentata è convergente con quello che attualmente, dopo otto secoli, dichiara su questo tema il Catechismo della Chiesa Cattolica: “Coloro che, per la salvaguardia dei diritti dell'uomo, rinunciano all'azione violenta e cruenta e ricorrono a mezzi di difesa che sono alla portata dei più deboli, rendono testimonianza alla carità evangelica, purché ciò si faccia senza pregiudizio per i diritti e i doveri degli altri uomini e delle società. Essi legittimamente attestano la gravità dei rischi fisici e morali del ricorso alla violenza, che causa rovine e morti” (CCC 2306).

Queste parole sono vicine al missionario contemporaneo e sicuramente erano vicine ai pp. Michele e Zibi e a don Sandro perché, come dice Giovanni Paolo II: “Il missionario è il fratello di tutti” e i nostri missionari martiri desideravano diventare fratelli per i Peruviani. Essi sono diventati anche “il segno dell’amore di Dio nel mondo, che non esclude e non distingue nessuno” (Redemptoris missio 89), ma porta la pace attraverso Gesù Cristo a quelli che sono lontani e a quelli che sono vicini (vedi Ef 2, 17).

Da dove però abbiamo la certezza che la loro percezione, in quanto messaggeri della Buona Novella e della Pace, sia fondata?

Già lo stesso inizio della loro avventura missionaria e precisamente il momento del congedo dai fedeli, dagli amici e dalla famiglia in Polonia con l’omaggio del santino, lo testimonia chiaramente tracciando la direzione prestabilita della missione. Sui santini distribuiti in omaggio si trovavano infatti le seguenti parole:

“Come son belli sui monti
i piedi del messaggero di buona letizia,
che annuncia la pace, annuncia la felicità,
che annuncia la salvezza …” (Is 52, 7).

Chi avrebbe mai pensato che tre anni più tardi, dopo la partenza per le missioni tanto sospirate, l’annuncio della Buona Novella e della Pace avrebbe condotto Zibi e Michele ai piedi della Croce, che è comunque il segno della riconciliazione e della pace? Chi avrebbe mai pensato che ventiquattro anni dopo la loro morte da martiri e quasi venti anni dopo l’avvio del processo della beatificazione essi sarebbero diventati beati, perché portavano la pace? Chi avrebbe mai pensato?
Oggi, dopo tanti anni, forse non è il caso di cercare le risposte per queste domande, bisognerebbe piuttosto concentrarsi sul ringraziamento e sulla riflessione, per comprendere cosa questo martirio ci voglia dire. L’ha fatto recentemente p. Jaroslao Wysoczański, confratello di quella comunità a Pariacoto, quando ha scritto in questo modo ai suoi confratelli che sarebbero diventati martiri:

“Vorrei soprattutto ringraziarvi, perché potevo insieme con voi prendere la decisione di lasciare tutto e rischiare la vita per il Vangelo in un paese così lontano. Non era facile, la situazione nella nostra patria era molto difficile, lottavamo per la libertà. Vorrei anche ringraziarvi, perché potevamo scegliere il frammento dal libro di Isaia, che mi è rimasto profondamente nel cuore ed è diventato un buon nutrimento per rafforzare l’opzione per la pace”, quella pace che disturbava così tanto i terroristi del Sendero Luminoso di arrivare al potere attraverso la rivoluzione, che hanno preso la decisione di uccidere i missionari. Questa decisione era motivata dalle accuse dei terroristi, secondo i quali i missionari “ingannavano il popolo… annunciando la pace, distribuendo il cibo e attraverso questo avrebbero addormentato il popolo, attraverso la religione, il Rosario, la S. Messa, la lettura della Bibbia… in modo che il popolo non appoggiasse più la rivoluzione. Bisognava uccidere quelli che annunciavano la pace. La religione era considerata l’oppio per il popolo, un modo per dominarlo”4.

Un preludio agli eventi del mese di agosto del 1991 è costituito da tre attentati nella diocesi di Chimbote, avvenuti nell’arco del 1990, in seguito ai quali furono danneggiati gli edifici della diocesi, compresa l’abitazione dell’ordinario. Lo stesso vescovo, mons. Luis Bambarén, era ricattato con la minaccia dell’uccisione dei sacerdoti della sua diocesi se non avesse abbandonato la sua sede. Solitamente, nelle regioni dei villaggi, i terroristi praticavano le esecuzioni davanti agli occhi del popolo radunato e terrorizzato. Inizialmente le vittime erano i laici che occupavano qualche ruolo istituzionale. Con l’andare del tempo diventarono vittime dei terroristi le persone che facevano parte del clero, soprattutto dopo il 1986, da quando era stata intrapresa la lotta per l’eliminazione della religione5.

Giovanni Paolo II durante le sue visite in Perù, nel luogo maggiormente segnato dal marchio del terrorismo, cioè ad Ayacucho, invitava a tralasciare la violenza, abbandonando tutto quello che portava al crimine. Parlava dei mezzi cristiani per diffondere la giustizia, chiedendo di non andare sul sentiero della morte, ma di trasformarlo nella strada che conduce alla concordia, all’ordine ed alla pace. Il suo richiamo è stato purtroppo letto come azione a favore dell’imperialismo. Nello stesso spirito, di pregiudizi e false interpretazioni, sono stati giudicati i martiri francescani. Uno dei giornalisti che era al servizio dei senderisti, ha constatato già dopo l’azione che ha portato all’assasinio dei missionari, che “la reazione tentava di dimostrare attraverso «schribacchini», che i due elementi, Zibi Strzalkowski e Michele Tomaszek erano buoni vigorosi missionari francescani al servizio dei poveri. Non c’era niente di più falso. Servendosi della fraseologia maoista, egli scriveva, che «mille occhi e orecchi del partito» hanno confermato, che tutti e due erano agenti dell’imperialismo travestiti da sacerdoti, che cercavano sotto la copertura del ministero di tenere in pugno le masse, gettando fondamenta per un nuovo esperimento: far penetrare nel popolo l’imperialismo tramite il clero. Infine il portavoce del PCP - SL [il Partito Comunista Peruviano del Sendero Luminoso] ha aggiunto, che era noto, che tra tutti i paesi proprio la Polonia era spudoratamente servile nei confronti dei piani della CIA, e in particolare il clero polacco, del quale uno occupa il principale posto in Vaticano”6.

Già oggi è chiaro che l’ultima parola non appartiene alla morte e neppure a quelli che scrivevano in maniera calunniosa sui nostri fratelli. Il Sendero Luminoso è diventato meno luminoso quando sull’altro sentiero, sulla strada che conduceva da Casma a Pariacoto, il corteo funebre è stato salutato da invocazioni di pace; la colomba liberata a Pariacoto sembrava inoltre ricordare che dopo il “diluvio di sangue” sarebbe arrivato nei cuori umani il tempo dell’alleanza e della pace.

Preghiera dei fedeli…

Preghiera francescana

O Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace
dove è odio, fa’ che io porti l'amore
dove è offesa, che io porti il perdono,
dove è discordia, che io porti l'unione,
dove è dubbio, che io porti la fede,
dove è errore, che io porti la verità,
dove è disperazione, che io porti la speranza,
dove è tristezza, che io porti la gioia,
dove sono le tenebre, che io porti la luce.
Maestro, fa’ che io non cerchi tanto
di essere consolato, quanto di consolare,
di essere compreso, quanto di comprendere,
di essere amato, quanto di amare.
Perché è dando, che si riceve,
perdonando, che si è perdonati,
morendo, che si resuscita a vita eterna.
Per Gesù Cristo, Signore Nostro.

Padre Nostro…

Benedizione

Suggerimenti:

  • Si suggerisce di utilizzare tre lumi che, introdotti in maniera solenne il primo giorno della novena e collocati davanti all’immagine dei Servi di Dio, saranno accesi ogni giorno della novena
  • Come introduzione può essere utilizzato il commento iniziale, letto prima della celebrazione del primo giorno della novena
  • L’atto di dolore può essere scelto a piacimento, con il riferimento però alla causa della pace, oppure alla sua mancanza nel mondo, nelle famiglie, nei cuori
  • La preghiera dei fedeli può essere spontanea e le sue invocazioni dovrebbero esprimere la supplica per la pace, includendo i luoghi dove regna guerra

1 W. Egger, L. Lehmann, A. Rotzetter, Franciszek niesie pokój, in: Duchowość franciszkańska, Wrocław 1992, vol. 21, pp. 1,8-9.

2 L. Iriarte, Powołanie franciszkańskie. Synteza ideałów św. Franciszka i św. Klary, Kraków 1999, pp. 262-263.

3 F. Uribe Escobar, La vida religiosa según san Francisco de Asís, Oñate (Guipúzcoa) 1982, p. 99; E. Caroli, Evangelizar y contemplar, SelFr 18 (1977), p. 285.

4 J. Wysoczański, Carta a los mártires, Roma 2015, [archivio dell’autore].

5 W. Bar, Na krwawym szlaku. Sendero Luminoso - prześladowca, Lublin 1999, pp. 228, 230-231.

6 Ivi, pp. 235-236, 243.

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